Per chi guida l’IT e l’innovazione tecnologica, l’Intelligenza Artificiale non è più una novità, ma una componente che sta entrando progressivamente nei processi core.
Dopo una prima fase di sperimentazione con strumenti di AI pubblica, oggi molte organizzazioni si trovano davanti a una decisione più strutturale: che tipo di AI vogliamo integrare nella nostra architettura digitale?
La risposta, sempre più spesso, passa dall’AI privata, non come alternativa ideologica all’AI pubblica, ma come scelta consapevole di governance, sicurezza e valorizzazione del dato.
Soluzioni come ChatGPT (OpenAI), Copilot (Microsoft), Gemini (Google) o Claude (Anthropic) hanno dimostrato il potenziale dell’AI generativa e sono strumenti estremamente efficaci per casi d’uso orizzontali.
Dal punto di vista di CIO e CTO, però, queste piattaforme restano servizi generalisti, progettati per un’adozione di massa.
L’AI privata introduce una logica diversa: l’AI non è più un servizio esterno, ma una componente dell’ecosistema IT aziendale, governata secondo le stesse regole di sicurezza, integrazione e compliance degli altri sistemi critici.
In pratica, la differenza non è solo “dove gira il modello”, ma chi controlla dati, comportamento e roadmap evolutiva dell’AI.
Per CIO e CTO, il tema non è tanto se l’AI pubblica sia sicura “in assoluto”, ma se sia compatibile con i requisiti specifici dell’organizzazione.
Settori regolamentati, infrastrutture critiche e Pubblica Amministrazione non possono permettersi ambiguità sul trattamento dei dati.
Un’AI privata consente di progettare il sistema partendo da vincoli chiari, tra cui:
In questo scenario, la privacy non è un ostacolo all’adozione dell’AI, ma un requisito architetturale che indirizza le scelte tecnologiche e strategiche fin dall’inizio.
Uno degli aspetti più rilevanti per chi governa sistemi complessi è il contesto.
I modelli pubblici sono eccellenti nel general purpose, ma faticano quando devono operare in ambienti altamente specifici: terminologia interna, processi custom, eccezioni operative, logiche decisionali non standard.
Un’AI privata permette di lavorare su livelli di personalizzazione che includono, ad esempio:
Il risultato non è solo un’AI più “sicura”, ma un sistema che produce output più affidabili e utilizzabili nei flussi operativi reali.
L’AI privata trova applicazione soprattutto dove l’AI diventa parte del processo e non semplice supporto individuale. I casi più ricorrenti includono:
In tutti questi casi, il valore deriva dalla profonda integrazione con i sistemi esistenti, non dalla semplice interazione conversazionale.
Un progetto di AI privata va affrontato come un’iniziativa architetturale, non come l’adozione di un tool. L’AI privata è come un’estensione della strategia IT.
La consapevolezza dei Responsabili IT deve essere sempre più chiara: il valore dell’AI cresce in proporzione al controllo che si ha sui dati e sul contesto in cui opera.
Le decisioni chiave riguardano:
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