Hypervisor: Hyper-V e le alternative a VMware
Cinque anni fa chi l’avrebbe mai detto: nel 2026 avremo il problema dell’Hypervisor.
Cinque anni fa nessuno metteva in discussione VMware: solo qualche fidelizzato Microsoft adottava la soluzione Hyper-V, tecnicamente decisamente inferiore, ma il restante 95% del mondo server e datacenter si godeva l’affidabilità e la tranquillità di un ambiente solido e testato.
Poi è accaduto che il 23 novembre 2023 Broadcom ha acquistato VMware. Appena ho saputo la notizia ho esclamato: VMware è finito! Ovviamente esageravo, ma il film della fine che ha fatto Symantec lo conosciamo bene: un prodotto che avevamo tutti è praticamente scomparso, o meglio, appannaggio solo delle grandi aziende mondiali.
Chiaramente i tempi sono diversi e non dettati dal sottoscritto, ma il DNA di certe aziende è chiaro e conosciuto. Detto ciò, vi sottopongo le mie riflessioni circa le strade che il mercato offre.
VMware, un Hypervisor Poco Sostenibile per le PMI
Gli aumenti di prezzo dell’Hypervisor di VMware Broadcom sono enormi rispetto al passato e sono compensati dalla graduale introduzione di features e funzionalità di classe enterprise: per assurdo le grandi organizzazioni che usano il prodotto nella sua completezza o quasi, si vedranno un livellamento dei prezzi, senza grossi scossoni, mentre le realtà medie e piccole, come d’altronde sono le nostre organizzazioni italiane, assistono ad un fenomeno di lock-in dal quale vogliono scappare, senza sapere come.
Dove andare quindi?
Le alternative a VMware
Altre opzioni per la scelta dell’hypervisor non mancano, ma bisogna rassegnarsi ad un complesso lavoro di conversione o rifacimento delle virtual machine. Parleremo di questo tema alla fine dell’articolo.
Gli scenari di migrazione si concentrano sostanzialmente in:
- Microsoft Hyper-V
- Citrix Xen Server
- KVM
- Proxmox
- Altri hypervisor proprietari
Hyper-V e la scelta Hypervisor di Microsoft
Microsoft ha fatto crescere notevolmente la propria soluzione negli ultimi anni, e oggi Hyper-V è un prodotto maturo che non sfigura nei confronti con VMware per la grande maggioranza degli scenari aziendali. Il vantaggio più immediato è economico: Hyper-V è incluso nelle licenze Windows Server, il che significa che chi ha già un ambiente Microsoft non sostiene costi aggiuntivi per la piattaforma di virtualizzazione.
Dal punto di vista funzionale, la gestione avviene tramite Windows Admin Center o System Center Virtual Machine Manager (SCVMM), strumenti che negli ultimi anni hanno colmato gran parte del gap con vSphere. La migrazione da VMware è inoltre facilitata dal fatto che Microsoft mette a disposizione strumenti dedicati come Azure Migrate, che permette di spostare workload on-premise verso Hyper-V o direttamente verso Azure.
L’integrazione nell’ecosistema Microsoft non è da sottovalutare: Active Directory, Azure, Microsoft 365, Windows Server. Per chi vive già in questo ecosistema, passare da VMware a Hyper-V è probabilmente la scelta più naturale e meno traumatica, sia in termini di migrazione che di gestione ordinaria.
I limiti si concentrano solo su architetture di streched cluster geografici, che sono appannaggio di clienti con esigenze e possibilità particolari.
Citrix Hypervisor: un prodotto dai costi contenuti
Citrix ha una soluzione dal costo limitato, con funzionalità anch’esse contenute, adatta per piccoli ambienti. Ora che abbiamo avuto la conferma che Citrix non è morta, il dubbio ci era sorto, è ancora un prodotto valutabile.
KVM: la scelta Hypervisor Open Source
Spesso alcuni storcono il naso di fronte all’approccio open source, ma come sempre la chiave di volta è il supporto. Ricordo che il più grande cloud al mondo, ovvero AWS, ha basato su KVM tutto il suo ambiente. Quindi il prodotto è affidabile, l’importante è acquistare un supporto affidabile e non fatto da “cantinari”.
Proxmox: l’evoluzione dell’Hypervisor di KVM
Proxmox è probabilmente il tentativo più serio sul mercato di dare un supporto a KVM, con costi accettabili: per questo a mio giudizio è degno di menzione e di valutazione.
Vale la pena chiarire una cosa: Proxmox non è semplicemente un hypervisor, ma una piattaforma di gestione della virtualizzazione completa, paragonabile a vSphere più che al solo ESXi. Sotto al cofano usa KVM come motore di virtualizzazione per le macchine virtuali e LXC per i container, il tutto governato da una interfaccia web moderna e da una solida gestione via API. Il confronto corretto sul mercato è quindi Proxmox vs vSphere, non Proxmox vs ESXi.
Dal punto di vista dei costi, Proxmox è scaricabile e utilizzabile gratuitamente. Il modello commerciale si basa su subscription opzionali che danno accesso ai repository di aggiornamento stabili e al supporto ufficiale: una scelta intelligente che permette alle organizzazioni di calibrare la spesa in base alle proprie esigenze, senza imporre licenze obbligatorie per funzionalità base.
Continua ad avere il limite del witness, risolvibile con un comune Rasberry, e del supporto da parte degli ambienti di backup, che comunque sta arrivando ed è già presente fra i più diffusi, ma avrà un buon futuro.
Le altre opzioni sul mercato degli Hypervisor
Infine ci sono gli hypervisor dei produttori di ambienti iperconvergenti, come -Nutanix, Sanfor, HPE, ecc.: questa è una scelta fideistica. È chiaro che in questo modo il supporto dello storage garantisce supporto anche all’ambiente di virtualizzazione, ma è evidente che l’exit strategy sarà più complessa (e come vediamo l’exit strategy deve essere considerata).
Migrazione efficace da un Hypervisor all’altro
Faccio ora un cenno alle possibilità di migrazione e conversione: i più importanti software di backup garantiscono backup e restore cross platform, ma non in tutte le direzioni: Commvault, VEEAM fanno ciò, con dei limiti. Per evitare di dover arrivare al rifacimento delle macchine da zero ci si può avvalere di servizi, come il nostro Migration Bridge, che garantiscono migrazioni in tutte le direzioni e con tutti gli ambienti. Magia? No, prodotti cinesi! Incredibile, ma vero, rassegnamoci.
Il futuro degli Hypervisor
Infine una frase shock
Siamo alla fine dell’Hypervisor.
Infatti, la graduale containerizzazione delle applicazioni, grazie allo sviluppo DevOps, farà sì che sui server installeremo sistemi operativi, container, senza macchine virtuali. Il mondo va avanti, ci vorranno anni, ma la strada è questa. Ecco forse perché Dell ha venduto VMware…
Giuseppe Mazzoli – CEO 3CiME